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L’Esercizio del Ricordo
di Giovanni Quinti
La Confraternita della Teca
s’ispira ai medesimi principi lulliani che ritroviamo anche
nell’antichissima Confraternita dei Fratelli della Purezza; che poi
è quella stessa Confraternita chiamata da Gurdjieff “Sarmoung” e
dalla quale ha ereditato il simbolo dell’Enneagramma.
La porta, per dirla con
Gènon, attraverso la quale tendiamo al Supremo è il Cristianesimo
delle origini e studiamo i testi cristiani non solo facenti parte
del Canone, ma anche quelli la cui aderenza storica è confermata
dalle più recenti scoperte archeologiche (ad es. il Vangelo di
Tommaso).
Cerchiamo di essere
cristiani e partiamo dai fondamenti del pensiero Riformato Luterano,
basando la nostra Via sul presupposto fondamentale della “salvezza
per Grazia”. Nulla abbiamo, quindi, a che fare con la Chiesa di
Roma. Riteniamo che il Metodo di Gurdjieff sia oggi completamente
frainteso, perché così com’è spiegato da Ouspensky o dai pochi testi
dello stesso Gurdjieff risulta incompleto e fuorviante.
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Pochissimi sono i gurdjieffiani oggi che
conoscono le radici storiche
dell’Insegnamento e le diverse forme che
ha preso nell’antichità. Per sopperire a
questa mancanza la nostra Confraternita
s’impegna ad informare e a divulgare,
ponendo luce in tal senso. Soltanto se
s’interviene in questa direzione,
infatti, sarà possibile evitare le false
informazioni, i corrotti obiettivi e i
numerosi ostacoli che si possono
incontrare in tale Via.
Vari gruppi elitari, il cui unico metodo
selettivo è basato sulla grandezza del
portafoglio dei partecipanti, che
praticano esercizi inutili ed
inefficaci, sono sorti sulle orme di
fraintesi insegnamenti e sviate
dottrine. Manteniamo le distanze da
tutti coloro che cercano di sfruttare il
buon nome di Gurdjieff per incamerare
allievi sconosciuti in compagnie
bizzarramente organizzate e affermiamo
che prima che un allievo venga ricevuto
nel Lavoro di un Gruppo deve essere
provato e conosciuto. Affermiamo che la
Via è difficile per coloro che ne
fraintendono la natura e che cercano di
diventare, secondo il titolo di un’opera
gurdjieffiana, degli “uomini
straordinari”.
Affermare che basta far parte di un
gruppo per essere nel Lavoro è una
falsità che non dimentichiamo di
sottolineare, altresì affermiamo che un
lavoro individuale può condurre
soltanto, tranne rarissime eccezioni,
allo smarrimento. Rinneghiamo qualsiasi
elitarismo, ma invitiamo tutti coloro
che vogliono stare in nostra compagnia a
conoscerci, pur chiedendo a costoro il
massimo rispetto e la medesima
sensibilità che ci sforziamo di
restituire. Evitiamo di agglomerare fra
noi persone che non sono pronte a
consacrare la propria vita alla ricerca
e, pur mantenendo con tutti dei buoni
rapporti, ci asteniamo dal praticare
qualsiasi forma di convincimento o
proselitismo, ma contemporaneamente non
chiudiamo le porte a coloro che ci
cercano con il cuore sincero.
Siamo pronti ad accogliere fra noi,
tutti coloro che fanno parte di altre
Scuole riconosciute per condividere
l’esperienza, senza dispute o
concorrenze, nel reciproco rispetto
delle differenze. Come già è più volte
accaduto accettiamo fraternamente fra
noi uomini di altre Vie e, in alcuni
casi, abbiamo anche condiviso momenti di
comunione intensi con Rabbini, Sacerdoti
ed Imam. Non chiediamo a nessuno di
modificare la forma esteriore della
propria religione o di abbandonarla,
perché ciò è contrario ai nostri
obiettivi, ma riconosciamo che, per una
necessaria identità, ci distinguiamo
proprio nell’abbracciare i principi
cristiani della Riforma ed in questo
senso invitiamo tutti a conoscerli e a
praticarli onestamente nella propria
vita. |