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Terza Parte

 

Immaginiamo, da principio, di osservarla da una discreta altezza. Notiamo subito che essa si presenta suddivisa in un certo numero di ‘provincie’, caratterizzate da ampie vallate separate le une dalle altre da lunghe catene montuose.
 

Osservandole più da vicino, queste province risultano composte ciascuna da numerosi ‘comuni’, costituiti da valli più piccole separate solo da basse colline. Ma anche i comuni sono, a loro volta, formati da numerose ‘frazioni’ formate da piccole gole o depressioni del terreno mentale.

Insomma, ci troviamo di fronte ad una struttura molto complessa (un fisico la definirebbe ‘frattale’), fatta di valli che contengono altre valli, che contengono altre valli, che contengono altre valli, e così via a scale di grandezza sempre più piccole. Inoltre, tutto il territorio risulta ricoperto da una intricata rete di vie di comunicazione: autostrade, strade, ponti e canali, e talvolta anche lunghe gallerie che, attraversando le catene montuose, mettono in comunicazione le diverse province.

Possiamo infine immaginare che ciascuna delle ‘frazioni’ in cui si suddividono i ‘comuni’ del territorio mentale sia adibita a svolgere un certo compito specifico, appartenente ad una delle tre seguenti categorie principali: intellettuale, emozionale o motoria.

Ecco dunque delinearsi il seguente quadro dinamico.

Ad ogni istante della nostra vita, il ‘punto’ immaginario che rappresenta il nostro ‘stato mentale attuale’ si sposta all’interno della Regione SC e si troverà in una certa provincia, costituita da certi comuni a loro volta costituiti da frazioni adibite a svolgere compiti specifici, di tipo motorio, emozionale o intellettuale (anche simultaneamente, ma sempre secondo certe regole di priorità). Da lì il punto potrà muoversi lungo le vie di comunicazione, rimanendo all’interno della stessa provincia oppure spostandosi in un’altra provincia attraverso una galleria, e così via di seguito.
 

La cosa veramente interessante in questo scenario, che continueremo ad approfondire fra un momento, è che costituisce il quadro di riferimento ottimale per mostrare la profonda connessione tra il sistema psicologico di Gurdjieff e le più recenti acquisizioni delle moderne ‘Neuroscienze cognitive’, evidenziando nel contempo i limiti di quella Psicologia del Senso Comune (PSC) – il cui corpo è, appunto, il ‘senso comune’ e il cui abito è la psicologia classica – che ancora oggi condiziona fortemente le nostre relazioni interpersonali e i nostri comportamenti sociali, conducendoci molto spesso a grossolani errori di valutazione.
 

Vediamo dunque di ridefinire il paesaggio mentale sopra descritto.Innanzitutto facciamo notare che, sposando questa peculiare concezione del nostro spazio psicologico, tanto G che N considerano la nostra personalità (intesa nel senso della PSC, ossia il nostro ‘Sé’, il nostro ‘Io’ o il nostro ‘Ego’) non più unitaria (come siamo abituati a pensarla e a percepirla) ma come frammentata in una molteplicità di elementi, quelli che G chiama ‘piccoli io momentanei’ e che invece, seguendo le N, possiamo definire ‘domini cognitivi’.

In realtà, nel variegato contesto delle N, le definizioni sono anch’esse molteplici – Francisco Varela li chiama ‘micromondi’, Michael Arbib li chiama ‘schemi’, Marvin Minsky ‘agenti’, Gerald Edelman ‘gruppi neuronali’, Paul Churchland ‘prototipi nello spazio delle unità nascoste’ e Charles Tart ‘stati di coscienza’ – ma ai fini della nostra trattazione possiamo considerarle tutte praticamente equivalenti e dunque utilizzare il singolo termine ‘domini cognitivi’ (anticipiamo inoltre che, sempre nel contesto delle N, la nostra metafora paesaggistica del territorio mentale cessa di essere solo una metafora per trasformarsi in un preciso modello matematico-computazionale che sembra avviato a descrivere in maniera sempre più realistica e soddisfacente i processi biologici e cognitivi).

Ebbene: all’interno della Regione SC questi ‘io momentanei’, o ‘domini cognitivi’ che dir si voglia, corrispondono alle nostre ‘frazioni’ di territorio, ciascuna – come abbiamo visto – associata ad una specifica categoria di funzioni, ossia a quelli che G chiama ‘centri’: al centro ‘motorio’ corrisponderanno ‘domini cognitivi motori’, al centro ‘emozionale’ corrisponderanno ‘domini cognitivi emozionali’  e al centro ‘intellettuale’ corrisponderanno ‘domini cognitivi intellettuali’ o ‘logico-simbolici’ .

Presi nel loro complesso questi tre tipi di Dc fanno parte dei cosiddetti ‘domini cognitivi ontogenetici’, cioè quei Dc che – come lo stesso G aveva acutamente notato – vengono appresi dal singolo individuo nel corso della sua esistenza attraverso l’interazione con l’ambiente circostante e con gli altri individui.

A questi si contrappone un altro gruppo di Dc, i ‘domini cognitivi filogenetici’ , appresi non più al livello del singolo individuo ma – attraverso il processo evolutivo – al livello della ‘specie’ cui esso appartiene, e che nell’individuo si manifestano come ‘istinti’ o come funzioni di autoregolazione corporea: nel nostro paesaggio mentale essi corrispondono a delle valli preesistenti in quella che originariamente abbiamo definito come una pianura, ma che in realtà, già al momento della nascita, presenta una ‘orografia’ caratteristica della nostra specie. Si tratta di bacini di attrazione e barriere di confine dalla forma peculiare, che tutti gli individui di una data specie condividono in quanto hanno origine dalle modifiche al loro DNA imposte dalla selezione naturale. Ad essi G si riferisce con il termine ‘centro istintivo’.

Continua....


 

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